Il Maestro incanta con una lectio di straordinaria profondità, svelando i segreti teologici e i tre protagonisti del Canto V del Purgatorio

Si è conclusa tra gli applausi e con un successo straordinario la diciannovesima edizione del Mese Dantesco, la storica rassegna culturale promossa dall’Associazione Sammarinese Dante Alighieri in collaborazione con la Scuola Superiore e l’Istituto Musicale. Nel pomeriggio di mercoledì 27 maggio, la Sala Batoni del Museo di Stato ha ospitato l’attesa conferenza finale tenuta dall’avvocato Giuseppe Fanfani, intitolata IO FUI DI MONTEFELTRO, IO SON BONCONTE –Il pentimento e il perdono nel Canto V del Purgatorio.
L’appuntamento ha offerto alla cittadinanza un’occasione culturale di eccezionale intensità. Il pubblico sammarinese ha infatti potuto ascoltare la parola di Fanfani in una perfetta simbiosi intellettuale ed estetica: quella del fine studioso e dantista di razza che, a pochi metri di distanza, nella sottostante Sala Mostre Temporanee, si rivela anche come il grande Maestro d’arte autore della potente mostra ANIME PRAVE – Opere pittoriche sull’Inferno dantesco, aperta con enorme successo fino al prossimo 7 luglio.
Complesso concentrare in poche righe la lectio di Fanfani, che ha iniziato introducendo una precisa tesi storica e dottrinale, legando la genesi stessa della seconda Cantica dantesca a un cruciale snodo della Chiesa medievale. Il relatore ha infatti ricordato come, con ogni probabilità, il Purgatorio non sarebbe mai stato scritto in questa forma, né la sua dottrina avrebbe trovato tale sistemazione teologica nella Commedia, se non ci fosse stato il decisivo secondo Concilio di Lione del 1274. Questo evento, spesso evocato nella tradizione storica come il grande evento per la riunione delle Chiese d’Oriente e d’Occidente, fu la sede in cui venne ufficializzata la dottrina del Purgatorio. Un passaggio fondamentale al quale avrebbe dovuto partecipare San Tommaso d’Aquino, il quale tuttavia morì tragicamente durante il viaggio verso Lione; le sue monumentali tesi e la sua eredità dottrinale sul valore del pentimento e della purificazione dell’anima furono così sostenute e difese in seno al Concilio da un altro gigante del pensiero medievale, San Bonaventura da Bagnoregio.
Abbandonate momentaneamente le tinte forti e marcatamente fauve con cui ha magistralmente impresso sulle tele il dolore dell’abisso infernale, Fanfani ha guidato i presenti nell’universo teologico della seconda Cantica, offrendo un quadro esegetico completo di tutte e tre le straordinarie figure che popolano il Canto V del Purgatorio: Jacopo del Cassero, Bonconte da Montefeltro e Pia de’ Tolomei. Tre anime accomunate da una fine tragica e violenta, ma salvate in extremis dall’abbraccio della misericordia divina. A colpire e incantare la platea è stata la modalità con cui il relatore ha condotto il commento, unendo a una vastissima competenza una pacatezza magnetica e una fluidità narrativa di rara eleganza.
Con straordinaria sensibilità, Fanfani ha ripercorso il dramma di Jacopo del Cassero, trafitto dalle armi dei sicari mentre vede le proprie vene farsi in terra laco.
Ha poi sviscerato la tensione cosmica della morte di Bonconte da Montefeltro, estendendo l’analisi su una delle pagine più potenti dell’intera opera. Il relatore ha magistralmente rievocato la fuga disperata del guerriero ghibellino dalla sanguinosa battaglia di Campaldino, località prossima a Poppi in Casentino, del 1289, uno scontro epico a cui partecipò lo stesso Dante Alighieri in prima linea come feditore a cavallo. Ferito mortalmente, forato ne la gola, fuggendo a piede e sanguinando il piano, Bonconte giunse fin là dove l’Archiano, un torrente che sovra l’Ermo nasce in Apennino, perde il suo nome confluendo nell’Arno e spirò pronunciando come ultimo respiro il nome di Maria: Quivi perdei la vista e la parola; / nel nome di Maria fini’, e quivi / caddi, e rimase la mia carne sola.
Fanfani ha approfondito con grande trasporto drammatico il celebre scontro dottrinale e soprannaturale che seguì alla morte del guerriero: la contesa tra l’angelo di Dio, che reclamò l’anima salvata da una lagrimetta di pentimento in extremis, e il diavolo infernale, furioso e frustrato per aver perso quell’anima a causa di un solo istante di contrizione. Questi riversò allora la sua vendetta sulla terraferma e, caricando l’aria di vapori, scatenò un’enorme, apocalittica tempesta sul Pratomagno, spingendo le acque della pioggia a raccogliersi nei fossati e a confluire con furia verso i torrenti e l’Arno.
Il relatore ha quindi catturato l’attenzione della sala descrivendo la drammatica sequenza in cui il corpo esanime di Bonconte viene investito dall’Archiano inferocito, che trova la salma alla sua foce e la sospinge nel fiume: Lo corpo mio gelato in su la foce / trovò l’Archian rubesto; e quel sospinse / ne l’Arno, e sciolse al mio petto la croce / ch’i’ fe’ di me quando ‘l dolor mi vinse. L’impeto violento dell’Archian rubesto sciolse la croce che il guerriero aveva formato sul petto con le proprie braccia negli ultimi istanti di agonia. Fu poi il successivo, fatale abbraccio dell’Arno a completare l’opera: il grande fiume travolse il corpo lungo le sue sponde e sul fondo, coprendolo e seppellendolo per sempre come sua preda (voltòmmi per le ripe e per lo fondo, / poi di sua preda mi coperse e cinse), nascondendolo definitivamente alle ricerche degli uomini sul campo di battaglia.
Infine, il relatore ha restituito la soffusa, accorata e materna testimonianza di Pia de’ Tolomei, che in uno scenario di profondo silenzio chiede solo di essere ricordata: Deh, quando tu sarai tornato al mondo […] ricorditi di me, che son la Pia, offrendo così una lezione di totale e commovente assenza di rancore verso chi la condusse alla morte.
Il prolungato e caloroso applauso tributato al termine dell’incontro ha suggellato il coronamento di un’edizione del Mese Dantesco definita storica dal Presidente dell’Associazione, Franco Capicchioni, capace quest’anno di unire come mai prima d’ora l’alta divulgazione letteraria alle arti visive.
L’Associazione Sammarinese Dante Alighieri esprime la più viva gratitudine al Maestro Fanfani per aver donato alla Repubblica pagine di così alto spessore civile e culturale. Si ricorda che l’iniziativa si è svolta con il prestigioso patrocinio della Segreteria di Stato per la Cultura, dell’Ambasciata d’Italia a San Marino e della Commissione Nazionale Sammarinese per l’UNESCO, e con il fondamentale supporto della S.U.M.S, relativamente alle quattro conferenze, e con il sostegno del Sacchificio Industriale Sammarinese, che, assieme all’autore, ha finanziato la mostra di Fanfani.
La mostra ANIME PRAVE resta visitabile presso il Museo di Stato tutti i giorni fino al 7 luglio 2026.
