IL MESE DANTESCO CELEBRA L’INCONTRO TRA DANTE, FRANCESCO E GIOTTO

Un pomeriggio di arte e spiritualità al Museo di Stato

Si è svolto mercoledì 6 maggio, in un’atmosfera di grande partecipazione e suggestione, il secondo appuntamento del Mese Dantesco, l’ormai storico ciclo di incontri curato dall’Associazione Dante Alighieri, ospitato quest’anno nella splendida cornice della Sala Batoni del Museo di Stato, di fronte a un folto numero di appassionati.

Sia il primo che questo secondo appuntamento del ciclo sono stati concepiti nel solco delle celebrazioni per l’ottavo centenario della morte di San Francesco. Presentati da Valeria Martini, protagonisti del pomeriggio sono stati Meris Monti, già docente di Lettere e Storia dell’Arte, attuale Presidente della Commissione Nazionale Sammarinese per l’UNESCO, e Paolo Valentini, filologo e dirigente scolastico, da tempo dedito alla divulgazione dantesca. I due relatori hanno dato vita a un dialogo magistrale, capace di intrecciare con profondità poesia, teologia e storia dell’arte, nel segno di San Francesco. Una particolare attenzione iniziale è stata dedicata a una delle immagini più iconiche della Basilica Inferiore: il celebre ritratto di Cimabue, considerato dalla critica una delle testimonianze più vicine alla reale fisionomia storica del Santo.

Al centro dell’incontro, il Canto XI del Paradiso, dove Dante Alighieri affida a San Tommaso d’Aquino l’elogio di San Francesco, l’Alter Christus introdotto come un “sole” che sorge per illuminare il mondo. Il percorso tracciato dai due relatori, madre e figlio, in una sintonia che ha reso l’esposizione ancora più fluida e coinvolgente, ha seguito le tappe fondamentali della vita del Poverello di Assisi, sovrapponendo i versi danteschi alla grandiosità iconografica di Giotto e della sua scuola.

Attraverso la proiezione delle immagini degli affreschi della Basilica di Assisi e di Santa Croce a Firenze, il pubblico è stato accompagnato dentro il “folle amore” di Francesco per Madonna Povertà, le nozze mistiche che portarono alla nascita della famiglia francescana e ai primi riconoscimenti papali di Innocenzo III e Onorio III. Particolare attenzione è stata dedicata alle allegorie della Povertà, Castità e Obbedienza del Maestro delle Vele, che decorano la Basilica Inferiore di Assisi.

Un momento di particolare rilievo scientifico e visivo è stato segnato dall’analisi di un’immagine eccezionale: la Croce dipinta del Maestro di Cesi (1295 ca.), prelevata da Anna Fiorelli presso la grande mostra attualmente in corso alla Galleria Nazionale dell’Umbria di Perugia, dal titolo “Giotto e San Francesco. Una rivoluzione nell’Umbria del Trecento”.Questa croce lignea ha offerto una sintesi visiva folgorante dei versi danteschi: “due principi ordinò in suo favore / che quinci e quindi le fosser per guida”. Nella base della croce, infatti, San Francesco e San Domenico sono raffigurati come i due pilastri scelti dalla Provvidenza per sostenere la Chiesa, un’immagine rarissima che ha permesso al pubblico di “vedere” la struttura del pensiero dantesco, traducendo visivamente il concetto dei “due principi” ordinati a guida del mondo.

Di grande interesse critico è stato anche il confronto stilistico proposto da Meris Monti tra i celebri affreschi della Basilica Superiore di Assisi e quelli successivi della Cappella Bardi in Santa Croce a Firenze. La relatrice ha evidenziato la straordinaria evoluzione di Giotto: se ad Assisi la narrazione risente ancora di suggestioni gotiche, a Firenze la maturità del maestro esplode in una modernità dirompente. Qui le figure acquistano un volume plastico e una spazialità nuova, segnando il passaggio definitivo verso una pittura che non è più solo simbolo, ma corpo e realtà.

Dal racconto del matrimonio mistico con Madonna Povertà, la narrazione è approdata infine al “crudo sasso” della Verna, dove Francesco ricevette l’ultimo sigillo delle stimmate, chiudendo circolarmente un’esistenza vissuta in totale fedeltà al Vangelo.

“Il Mese Dantesco si conferma un’invenzione preziosa” – hanno commentato alcuni presenti – “capace di rinnovare la presenza di Dante lontano dalle mode culturali passeggere, restituendo al pubblico la complessità e la bellezza di quella ‘cattedrale di parole’ che è la Commedia”.

L’appuntamento ha ribadito il valore della manifestazione come risorsa civile per il Paese, capace di far “respirare” la cultura attraverso un rigore scientifico che non rinuncia alla potenza comunicativa ed emotiva delle immagini. Dimostrando come il dialogo tra letteratura e arte resti la chiave più efficace per comprendere l’eredità del Medioevo, l’evento ha saputo rimettere al centro la ricerca di qualità, l’unica in grado di sottrarre il Poeta all’appiattimento dei nostri tempi per restituirlo alla sua perenne attualità.

Archiviata con successo questa seconda giornata, il Mese Dantesco prosegue il suo cammino: il prossimo appuntamento è fissato per mercoledì 13 maggio, alle ore 17:30 presso la Sala Batoni del Museo di Stato, con Maurizio Gobbi che approfondirà il tema “Così nel mio parlar vogli’esser aspro”, dedicato ai poeti “volgari” dell’età dantesca.

Cresce inoltre l’attesa per il grande evento espositivo della stagione: la mostra ANIME PRAVE, che presenterà le opere pittoriche di Giuseppe Fanfani sull’Inferno dantesco. L’esposizione, curata da Fabio Migliorati, sarà inaugurata mercoledì 20 maggio con una presentazione a cura di Suor Maria Gloria Riva e resterà aperta al pubblico presso la Sala Mostre Temporanee del Museo di Stato fino al 7 luglio.